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I Mestieri L’immenso patrimonio culturale degli antichi mestieri e delle tradizioni siciliane, rivive ogni anno grazie al Presepe Vivente e alle attività dell’Associazione Museo Vivente di Custonaci.
Per qualche giorno la vita dei Borgo è scandita da ritmi caratterizzati dalla straordinarietà dell'ordinario. In uno spazio alcuni contadini arano la terra, poco distante altri eseguono la potatura delle viti, più in la un mulo bendato e tenuto per la cavezza esegue la battitura dei grano nell'aia. Il grano raccolto a mucchi viene passato al setaccio e un uomo con una piccola macina di pietra (mulineddu di petra) ne macina ridotte quantità. Più avanti sorge un trappitu dove vengono portate le olive da premere. Da qui in poi è un susseguirsi di attività artigianali e domestiche e di scene di vario genere. Uno scalpellino disposto nel proprio antu lavora la pietra. C'è l'ovile con le pecore, il porcile con la scrofa e i maialini, il pollaio con le galline. Più avanti lo stagnino; quindi il mielaio e lo stazzunaru, l'artigiano addetto alla realizzazione di manufatti di terracotta, siano essi laterizi o vasi e recipienti fabbricati al tornio; in questo caso lo stazzunaru è anche mastru di tornu, maestro dell'arte figulina. Nel baglio alcuni bambini giocano, alcune ragazzine lavano i panni nella pila mentre le donne attendono alla preparazione dei fichi secchi e dell'estratto di pomodoro, disponendo i frutti e la salsa su lunghe tavole di legno poggiate su supporti improvvisati. Un'altra donna sta spennando una gallina con l'acqua calda. Proseguendo lungo il percorso incontriamo il barbiere, la taverna, l'antu dello zimmilaru, l'artigiano che lavora la palma nana utilizzandone giummara e curina. Vicino a lui un altro intreccia la ddisa mentre più avanti si costruiscono carteddi con canne e verghe di ulivo. la bottega dei mastro d'ascia mostra gli attrezzi dei mestiere, scalpelli, martelli, compassi, seghe di varie dimensioni. Intanto il sellaio ripara le selle mentre poco distante si preparano ricotta e formaggio. Superata la Grotta Mangiapane dove si rappresenta la Natività con il bue e l'asino, un gruppo di pescatori attende alla riparazione delle reti mentre il nassaru dispone i culmi di giunco per costruire chiasta e campa della nassa, la trappola per crostacei e cefalopodi. In una casa si sta camiando il forno mentre una donna prepara la pasta con l'arbitriu. Più avanti si apre la bottega dei maniscalco; il vicino un muratore sta acconciando un muro. In uno slargo si vendono verdure e frutta, si arrostisce un agnello, un pecoraio prepara la ricotta. Seguono l'arrotino, un costruttore di cuddara, il sarto, il bottaio, il carradore che si prepara a cerchiare una ruota di carretto, un carbonaio delle montagne di San Vito Lo Capo, il cardatore di lana. L'abolizione dei tempo e dello spazio ricostituisce il senso mitico originario dell'evento. Pratiche proprie di determinati cicli stagionali (aratura, potatura delle viti, raccolta delle olive) avvengono contemporaneamente e in uno spazio compresso. Gli «attori», come le statuine dei presepi popolari inanimati, diventano «tipi» e nello stesso tempo rappresentano un mondo determinato, l'area dei Trapanese. Il Presepe di Custonaci si pone come una sorta di operazione “museografica”, nel senso dei sapere e della sua comunicazione, la cui validità è certamente apprezzabile. Una operazione di questo genere comporta, infatti, la conoscenza dei proprio territorio e delle attività produttive a esso connesse e il recupero di tutta una serie di competenze organiche a un tessuto economico e sociale ormai da decenni in via di rapida trasformazione. in altri termini, anche se per un lasso di tempo circoscritto - ma bisognerebbe analizzare eventuali effetti a distanza – il Presepe Vivente di Custonaci, per il modo in cui è stato pensato e organizzato, conferisce identità a una intera comunità sia sui versante della cultura materiale sia su quello della cultura intellettuale con il recupero dei patrimonio di conoscenze e di abilità manuali connesso ai singoli mestieri. Mestieri che si fanno e che si rappresentano nel loro farsi, costituiscono una occasione rara per la conoscenza. Gli oggetti e le tecniche a essi connesse dicono per mano di coloro che li sanno adoperare e attraverso i prodotti che servono a confezionare. In questo senso si tratta di una operazione museografica, di una museografia sempre auspicata e con difficoltà realizzata laddove essa, avendo a che fare con reperti della cultura materiale, si pone il problema di convertire il loro statuto, il posto e le relazioni che essi hanno con il mondo sociale. A Custonaci, in sostanza, una comunità si fa memoria non tanto per celebrare il proprio passato quanto per fondarsi e rifondarsi in un oggi di cui appaiono incerti i tempi dei domani. |